MIA BREVE STORIA - Nell'ambito artistico nasco come attore di teatro iniziando a recitare nel 1972 per lo più in commedie brillanti, in spettacoli di cabaret e teatro di animazione per bambini con la direzione di Gwyneth Surdivall e Michael Segal. Durante un lungo periodo di inattività artistica mi convinco che non posso restare lontano dal teatro e inizio a scrivere per il palcoscenico piuttosto che tornare a calcarlo: commedie teatrali, brevi racconti e poesie, sia in italiano che nel dialetto della mia città. Quando, alla fine del secolo scorso, il Teatro Accademia di Pesaro mi propone anche di interpretare i miei lavori il “karma” si compie e mi ritrovo di nuovo sul palcoscenico. Da quel 1972 ho interpretato una cinquantina di personaggi e le mie commedie vengono tuttora rappresentate in ogni parte d’Italia e all’estero. Tra i miei lavori possono essere degni di nota “Orilio, Orilio...”, portato in scena da parecchie Compagnie e tradotto in diversi dialetti italiani, “La casa nuova”, anch’essa rappresentata in varie città d’Italia, vincitrice del 1° premio “Fare scena” nel 1998 e oggetto di una scheda di lettura presso l’Università di Nizza, "Il ladro e la signora" rappresentato a Londra dal Gruppo "Escape In Art" e a Joinville (Brasile) dal "Circolo Italiano", "Quattro briganti" messo in scena al Teatro "Elettra" di Roma con la regia di Alberto Buccolini e al Teatro "Sant'Eugenio" di Palermo con la regia di Dario Scarpati. "Lo vedo e nonlo vedo", in scena dal 2013 al 2017 al Teatro "N.P. Ohlopkova" di Irkutsk e portato in tour da Larisa Udovichenko e Sergei Astakhov dal 2016 al 2018. Nonostante la mia pigrizia continuerò a scrivere finché il sipario sarà aperto e a recitare finché le luci saranno accese e il mio cuore applaudirà.

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Andiamo a teatro (chi è 'sto Shakespeare?)




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Edo ha la possibilità di andare ad assistere per la prima volta ad una rappresentazione teatrale.
Inizialmente ha un netto rifiuto ma dietro l’insistenza della moglie e della figlia e per non farsi "soffiare" il posto dall'amico di famiglia che vuole andarci al posto suo, decide di accettare documentandosi anche sull'opera che è costretto a vedere. La cosa però pian piano lo alletta.
Quando un fatto inaspettato sembra impedirgli di vivere la sua prima esperienza teatrale, la sua caparbietà lo porta a prendere in mano la situazione e a reagire di conseguenza.

Rappresentata da
Accademia di Arti Drammatiche “Artedattore” al Teatro Agorà di Roma 
Compagnia Teatrale "Nuovo Millennio" a Valgreghentino (Lecco)
Compagnia Dialettale Urbinate (Teatro R. Sanzio - Urbino)


Andiamo a teatro

(chi è 'sto Shakespeare?)

due atti di Paolo Cappelloni

 Personaggi

 Oscar

Leda – sua moglie

Giorgia – sua figlia

Doriano – amico e vicino di casa

Olide – moglie di Doriano

Pier Ferdinando – amico di Giorgia

 

 La scena si svolge in un normale soggiorno arredato a piacere della regia. C’è un’uscita a sinistra che dà all’esterno e una a destra che dà all’interno dell’appartamento.

  

Primo Atto

 All'aprirsi del sipario, la scena è vuota, dopo qualche istante entra Oscar dall’interno e nota un sacchetto della spesa vuoto con lo scontrino del supermercato. Si sofferma a consultare il conto della spesa.

 Oscar -                 Cipolla di Tropea: 3 euro e 75, fave fresche: 4 euro e 50... 4 euro e 50 per quattro fave? Mah...! Insalata: 2 euro e 40, il tonno: 3 e 70, il formaggio... il formaggio: 5 e 30... 5 euro e 30 il formaggio?! ma son diventati matti, tutti quanti? Limoni Sorrento: 3 euro, shampoo alle erbe: 3 e 60... ma se è fatto con l'erba non dovrebbe costare molto! potevano metterci solo l’ortica; beh, magari dopo si vedono in giro certe pettinature…! Andiamo avanti, Lambrusco amabile: 6 euro... eh beh, però è Lambrusco doc! mi dici niente! poi è anche amabile, mica è scorbutico! Mollette acciaio: 2 e 70, ma si potrà spendere 2 euro e 70 per delle mollette? ci sono tanto bene ancora quelle belle mollette di legno che costano tanto poco! no, si deve andare a comprare le mollette d’acciaio! lascia pure che tiri il vento, e cosa deve stendere, gli scafandri? Ombretto: 15 euro e 50, questa è Giorgia, eh, l'ombretto...! Aspetta che ce n'è un altro... (Pronuncia come è scritto) Rimmel eyeliner... eyeliner... boh! 13 e 50; che poi son sempre quelle aggiunte di cinquanta centesimi che fanno salire il conto! Oh! adesso voglio ridere: (Ad alta voce) Sfavillacasa a spruzzo: 2 euro e 45! Vaterlindo: 2 euro e 90! Belbidè: 3 euro! Come sarebbe? costa più tener pulito il bidè del vater? ma come pensano che adoperiamo le cose? (Continua a leggere) Non-più-calcare: 1 euro e 90, Bella-Piastrella: 2 e 70, speriamo che non sia per una piastrella solo! E questo cos’è? Prugne secche: 5 euro e 40! quasi 6 euro di prugne rinsecchite! (Grida) Leda!!

Leda -                 (Entra) Cosa c'è, Oscar?

Oscar -                Hai intenzione di far venire la diarrea a tutto il condominio?

Leda -                 Perché?

Oscar -                Come, perché? 5 euro e 40 di prugne!

Leda -                  Ma sai che io e Giorgia soffriamo di stipsi!

Oscar -                 Di cosa soffrite…?

Leda -                  Di stipsi… siamo stitiche!

Oscar -                 Ah, alla faccia della stitichezza! cinque euro e quaranta di prugne! Dimmelo subito quando cominciate a mangiarle, che vado a passare un mese da mia sorella!

Leda -                 Sei il solito raffinato! dovresti invece compatirmi, perché tu non lo sai ma la stipsi…

Oscar -                La stipsi…

Leda -                 Sì, la costipazione! è una sofferenza enorme!

Oscar -                Sì, sì, lo immagino! ma, tornando a noi, la sofferenza più grossa (Sventolando il conto) è questa! e gli sforzi… per arrivare alla fine del mese sono ancora più dolorosi! Ottantadue euro e tre centesimi!! Per cosa, poi? per mangiare le fave col formaggio! per andare al gabinetto che brillerà per poco perché comincerete a mangiare le prugne… e per stare tranquilli se viene un tornado perché tanto abbiamo le mollette d'acciaio!! Ma di’, sei diventata matta? io, i soldi, non li vado mica a rubare!

Leda -                 È inutile che t'arrabbi; la roba costa sempre di più! Se venissi a fare la spesa con me te ne accorgeresti e non faresti ogni volta tutte 'ste scenate!

Oscar -                Se venissi a fare la spesa con te si comprerebbero solo le cose indispensabili!

Leda -                 Però ho notato che per il prezzo del Lambrusco non hai battuto ciglio!

Oscar -                Per forza! quello è da bere! è un prodotto di prima necessità!

Leda -                 Il prodotto da bere di prima necessità è l'acqua, non il vino, poi anche i detersivi sono necessari, a meno che tu non voglia andare in giro con la roba sporca come un miserabile!

Oscar -                Quasi novanta euro! è roba dell’altro mondo! Poi levami una curiosità: cos'è questo... (Ricontrolla lo scontrino e legge sempre come è scritto) eyeliner?

Leda -                 Cosa?

Oscar -                (C.s.) Rimmel eyeliner.

Leda -                 (Pronunciandolo correttamente) L'eyeliner! è il pennellino da dar sugli occhi.

Oscar -                E che gusto c'è darsi il pennello sugli occhi?

Leda -                 È per fare la riga sopra gli occhi! ignorante al quadrato!

Oscar -                Ah, pensavo che fosse una moda masochista! A proposito, Giorgia dov’è?

Leda -                 È andata in centro, dovrebbe tornare fra poco. È tutta la mattina che studia, poverina.

Oscar -                (Ironico) Poverina?! ha fatto solo il suo dovere! se vuol dare l'esame della sessione estiva dovrà prepararsi!

Leda -                 Adesso non comincerai a lamentarti anche di tua figlia! le mancano solo quattro esami per finire l'università!

Oscar -                No, no, per carità! anzi, detto fra noi, credo che mi farà strano avere una figlia larue… luare… lareu… (Ci rinuncia) una figlia dottoressa.

Leda -                 Ah, per questo dovrai abituarti e adeguarti un po'.

Oscar -                Adeguarmi in che senso?

Leda -                 (Con orgoglio) Be’, Giorgia sta già frequentando un certo ambiente, fra poco anche i suoi amici saranno tutti laureati: chi medico, chi ingegnere... e probabilmente li porterà qui in casa! e te non faresti certo una bella figura se li accogliessi con il tuo solito modo di fare.

Oscar -                Perché? non sono mica un bifolco, io! Se voglio so stare benissimo anche in società!

Leda -                 (Ironica) Sì, quella dei magnaccioni! Prima di tutto dovresti cercare di parlare in maniera più elegante ed essere meno rozzo. Te lo immagini? Giorgia ci porta in casa un neoavvocato che ti dice: "Piacere, sicché lei è il padre di Giorgia?" e tu: "Sì, sono quello che manda avanti la carretta, e tu chi sei? da dove vieni? quanto guadagni?"

Oscar -                Beh, se è solo per questo... (Dandosi un contegno) non avrei alcun problema nell’adeguarmi ad una simile circostanza ed intrattenere piacevolmente gli ospiti di mia figlia.

Leda -                 (Stupita) Accidenti, però…!

Oscar -                Lo vedi? se mi ci metto non mi ci vuole niente!

Leda -                 Il problema è che non ti ci metti.

Giorgia -             (Entra dall’esterno) Non si mangia, in questa baracca?

Leda -                 Oh! senti la futura la dottoressa che espressione raffinata ha usato per sapere se è pronta la cena? (Alla figlia) Giorgia! non potresti esprimerti in maniera più conveniente?

Oscar -                (Facendo ironicamente il verso alla moglie) Giorgia! non potresti esprimerti in maniera più conveniente?

Leda -                 (Al marito) Scemo!

Giorgia -             Ma dai! non c'è niente di disdicevole nell'usare qualche espressione gergale, anzi, è segno di cultura conoscere bene l'italiano senza dimenticare le nostre radici.

Oscar -                Brava Giorgia! si sente che hai studiato sui libri! (Guarda la moglie) e che hai il cervello di tuo padre.

Leda -                 (Al marito) Sì, infatti anche te studi sempre per faticare il meno possibile.

Oscar -                Ma come ti permetti? se in ufficio mi spacco in quattro tutta la settimana a far sempre su e giù per le scale!

Leda -                 Eh beh, certo che deve essere una fatica immane fare continuamente ufficio bar, bar ufficio, ufficio bar, bar ufficio, ufficio…

Oscar -                Ho capito!

Leda -                 … per tutta la mattina! (A Giorgia) Dai retta a me, Giorgia, studia!

Giorgia -             Certo che studio!

Leda -                 Se no diventerai come tuo padre!

Oscar -                Cosa vuoi dire? che io non ho studiato? io, per tua norma e regola, sono diplomato in ragioneria!

Giorgia -             Il babbo ha ragione.

Oscar -                Ecco!

Leda -                 (Al marito) Sì, ma non hai imparato a ragionare!

Oscar -                Ha parlato Frankenstein!

Giorgia -             Era Einstein, babbo.

Oscar -                Eh, quello lì.

Leda -                 (Al marito) Lo vedi che hai la cultura sotto i tacchi?

Giorgia -             A proposito di cultura, ho una cosa bellissima da dirvi: sapete dove andremo sabato prossimo?

Leda -                 Andremo chi?

Giorgia -             Noi tre! indovina babbo: andremo in un posto dove non sei mai stato!

Oscar -                (Ci pensa) Un posto dove non sono mai stato…

Giorgia -             Sì!

Oscar -                È una cosa bella o brutta?

Giorgia -             Molto bella.

Oscar -                Allora aspetta… a mangiare i fagioli all’osteria “Le quattro padelle”!

Leda -                 (Con tono di rimprovero) Oscar!

Oscar -                Eh, non ci sono mai stato!

Giorgia -             Non è un posto dove si mangia.

Oscar -                Che peccato.

Giorgia -             È un luogo in cui si nutre lo spirito.

Leda -                 Oddio, adesso metti in crisi anche me.

Giorgia -             Allora ve lo dico io, tenetevi forte: andremo tutti quanti a teatro!

Leda -                 A teatro??

Giorgia -              Certo! ascolta, babbo, un mio amico che ha gli abbonamenti per un palco da tre posti deve andar via con i suoi genitori quindi per il prossimo spettacolo li presterà a me.

Leda -                 È stato gentile, ma non vuoi andarci con i tuoi amici?

Giorgia -             I miei amici hanno quasi tutti l'abbonamento, è per questo che li ho avuti io.

Leda -                 Be’, è una cosa bellissima! io non ci sono mai nemmeno entrata, a teatro! Cosa ne dici, Oscar?

Oscar -                A dir la verità non ho capito molto bene cosa dovrei fare.

Leda -                 Tua figlia ci porta a teatro! zuccone!

Oscar -                A teatro, questo l’ho capito, ma io cosa dovrei fare?

Giorgia -             Dovrai stare a guardare gli attori che recitano, babbo!

Oscar -                (Sollevato) Ah! per un momento ho avuto paura di dover andare a fare il cretino sul palcoscenico!

Leda -                 Oscar: "Fare il cretino sul palcoscenico" in italiano si dice: "recitare".

Oscar -                Eh, volevo dire quello; comunque ti ringrazio, Giorgia, ma il teatro non fa per me. Andate pure voi.

Giorgia -             Ma come, babbo! abbiamo tre bei posti in un palco, perché dovremmo andare in due?

Leda -                 Perché tuo padre è il solito buzzurro che non apprezza il contatto con la cultura nemmeno vista da lontano… (Sarcastica) il ragioniere!

Oscar -                E poi perché dovremmo stare su delle impalcature come i muratori?

Giorgia -             Non sono impalcature, babbo! sono dei palchetti, una specie di balconcino da cui guardare comodamente lo spettacolo.

Leda -                 È inutile che spieghi certe cose a quel testone, l'ultima volta che mi ha portata da qualche parte è stato per andare a vedere Ben Hur!

Oscar -                Ascolta, Giorgia: io non ho mai messo piede in un teatro, figuriamoci se comincio adesso andando sopra un palchetto come i piccioni! Oltretutto… cosa farebbero, in questo teatro?

Leda -                 Già, Giorgia, che cosa danno?

Giorgia -             È un lavoro di Shakespeare.

Oscar -                Di chi??

Giorgia -             Di William Shakespeare!

Oscar -                E di dov’è?

Giorgia -             È inglese, perché?

Oscar -                Allora cosa ci andiamo a fare? io in inglese conosco solo la parola “bon jour”!

Leda -                 Quello è francese! tarpano! (A Giorgia) Lascia perdere Giorgia, tanto con tuo padre non c’è niente da fare.

Giorgia -             Babbo, Shakespeare ha scritto in inglese ma poi il testo è stato tradotto in tante altre lingue del mondo!

Leda -                 E qui da noi parlano in italiano!

Oscar -                Ah, e di cosa si tratta?

Giorgia -             È una tragedia.

Oscar -                Una tragedia?? ma per carità! ho già tanti problemi io… andrò a vedere anche le tragedie degli altri!?

Giorgia -             Ma è il Re Lear! una tragedia antica!

Oscar -                Appunto!

Leda -                 Di cosa parla?

Giorgia -             Parla di un re che vuole lasciare il regno in eredità alle sue figlie ma sbaglia nel valutarle e dà tutto alle due più ipocrite e attaccate ai soldi mentre non lascia niente all'unica figlia il cui amore per il padre è veramente sincero.

Oscar -                Gli sta bene! io ho sempre detto: se una volta finito di lavorare mi rimangono due soldi me li mangio tutti, faccio tutto vino e pesce fritto, così non sbaglio! Se quel re ero io, Sciacqua... Sparaspac... Sgnaquar...

Giorgia -             “Shakespeare”, babbo!

Oscar -                Eh, quello scriveva poco, con me!

Leda -                 Ma io mi domando e dico: come avrà fatto a venir fuori una figlia così con uno come te?

Oscar -                (Ironico) Eh, avrà preso tutta l'intelligenza da sua madre!

Giorgia -             Non litigate dai! Allora, babbo, non fare storie, vedrai che sarà una bella esperienza.

Oscar -                No, no, Giorgia. Succederà qualcosa se nel palco sarete in due invece che in tre? Vi guarderanno storto?

Giorgia -             No, cosa c'entra! è semplicemente per passare una serata diversa dal solito. È tanto che non lo fate!

Leda -                 Verissimo! per ricordarmi di una serata diversa dal solito dovrei tornare indietro di non so quanto tempo!

Oscar -                Non è vero niente! non ti ricordi che il mese scorso ci s'è allagato tutto il bagno e siamo stati fino a mezzanotte per asciugare il pavimento? è stata una cosa che non era mai successa.

Leda -                 E sai che divertimento!

Oscar -                Ma se sei stata te a dirmi che ti sembrava di essere a Venezia quando c’è l’acqua alta!

Leda -                 Ti ho detto anche che non ci sono mai stata, a Venezia, e che mi sarebbe piaciuto vederla e te mi hai risposto: “visto che qui stiamo quasi andando in gondola che ti ci porto a fare?”

Oscar -                E non ho ragione?

Giorgia -             Insomma, allora è un sì?

Oscar -                No, non la porto a Venezia.

Giorgia -             Intendevo dire: andiamo a teatro?

Oscar -                Ah, no, no, lascia perdere, Giorgia, queste cose non sono fatte né per me né per tua madre.

Leda -                 Oh, ma io non sono mica una ignorante e buzzurra come te!

 (Campanello)

 Leda -                 Suonano.

Oscar -                Allora sarà una musica da funerale!

Leda -                 No, stanno suonando alla porta!

Oscar -                Ah!

Giorgia -             Deve essere Pier Ferdinando con gli abbonamenti.

Oscar -                (Sogghigna) Scusa, come si chiama…?

Giorgia -             Pier Ferdinando, perché? (Esce per andare a riceverlo)

Oscar -                Niente, così…

Leda -                 (Al marito) È un bel nome, è raffinato!

Oscar -                Mah… e che rapporto ci sarebbe fra Giorgia e ‘sto Pier Giovanni?

Leda -                 (Lo corregge) Pier Ferdinando; mah, credo che si frequentino, così…

Oscar -                (Sospettoso) Così… come?

Leda -                 Ma che ne so, dopotutto Giorgia ha ventitré anni, anche se ci fosse qualcosa fra loro non sarebbe poi una tragedia.

Oscar -                Ridagli con la tragedia!

Giorgia -             (Rientra con Pier Ferdinando) Papi, mami… lui è Pier Ferdinando.

Pier Ferd -          Piaceve, Piev Fevdinando.

Leda -                 Piacere mio, finalmente la conosco di persona, Giorgia mi parla molto spesso di lei!

Oscar -                (A Pier Ferdinando) Io invece non l’avevo mai sentito nominare…

Pier Ferd -          Mi dispiace, fovse Giorgia non ne ha avuto l’occasione.

Giorgia -             Sì, forse non è capitato.

Leda -                 Oscar, Pier Ferdinando è il figlio dell’ingegner Casettini, quello che ha costruito il residence “Millefoglie”.

Oscar -                (Sospettoso) Capisco.

Pier Ferd -          Io e Giovgia studiamo spesso insieme, in villa.

Oscar -                (C.s.) In villa.

Pier Ferd -          Sì, pevché lì mio padve possiede una vicca biblioteca che ci fa molto comodo quando dobbiamo appvofondive cevti avgomenti.

Oscar -                (C.s.) Ah, e voi approfondite gli argomenti… in villa.

Pier Ferd -          Sì, anche se io sono un po’ indietvo con gli esami.

Giorgia -             Be’, perché sai, babbo, il padre di Pier Ferdinando viaggia spesso per affari e ogni volta ha piacere di portare la famiglia con sé.

Oscar -                Capisco.

Pier Ferd -          Eh sì, come è successo in questo fvangente in cui mio padve deve andave negli States per affavi…

Oscar -                (A Giorgia) Dove deve andare?

Giorgia -             In America.

Pier Ferd -          Sì, deve pvendeve divevsi contatti pev dei lavovi in alcuni stati: gli favanno vistvuttuvave un vudeve nell’Ohio (pron. Oaio), costvuive un centvo commevciale nell’Iowa (pron. Aioua) ed edificave un gvattacielo nel Wyoming. (pron: Uaioming)

Leda -                 Beh, l’America non è qui dietro l’angolo.

Giorgia -             Eh sì, e Pier è stato così gentile da propormi di usare i loro abbonamenti per lo spettacolo.

Pier Ferd -          Spevo tanto che li gvadivete.

Leda -                 Ma certamente! mio marito ne è stato contentissimo, (Dandogli di gomito) è vero, Oscar?

Oscar -                Eh! appena l’ho saputo mi sono detto: ”Oh, che bella occasione per andare ad assistere a una tragedia di Scimpanzè!”

Giorgia -             (Lo corregge) Shakespeare.

Oscar -                Sì, e vedere quel re che si rinco… che diventa matto e butta via i soldi senza criterio.

Pier Ferd -          Sono vevamente contento che abbia gvadito, vedvà che ne vimavvà soddisfatto, ah, ecco i biglietti, Giovgia. (Glieli consegna)

Leda -                 Pier Ferdinando, vuole restare a pranzo con noi?

Pier Ferd -          La vingvazio tanto, signora, ma devo pvopvio andave, sa, a giovni pavtivemo e dobbiamo pvepavave un sacco di cose.

Leda -                 Non insisto, capisco, dovrete affrontare un viaggio così lungo…

Pier Ferd -          Allova ci rivedvemo sicuvamente al mio ritovno, signora, Signov Oscav, lietissimo di avevla conosciuta.

Oscar -                Si figuri, Pier Francesco.

Giorgia -             (Lo corregge) Pier Ferdinando.

Pier Ferd -          Giovgia, allova noi ci vediamo staseva.

Giorgia -             Sì, ti accompagno. (Accompagna Pier Ferdinando all’uscita)

Oscar -                Ma ‘sto Pier…

Leda –                 Ferdinando.

Giorgia -             (Rientra interrompendoli) Ecco fatto!

Oscar -                (Ironico) Dovete studiave (Si corregge)… studiare in villa anche stasera?

Giorgia -             Ma no, ci vediamo così… forse andremo al cinema o in un pub.

Oscar -                (Ironico) Poi in biblioteca per approfondire gli argomenti…

Giorgia -             Babbo…!

Leda -                 Ma ti scoccia tanto il fatto che tua figlia frequenti il figlio dell’ingegner Casettini? C’è forse qualcosa di male?

Oscar -                No, no, è solo che mi sembra un tipo un po’ pavticolave, tutto qui.

Leda -                 In che senso?

Giorgia -             No, babbo, sta’ tranquillo.

Oscar -                Ah, già, la biblioteca…

Doriano -            (Entra insieme a Olide) Si può? abbiamo visto la porta aperta e abbiamo approfittato.

Oscar -                Tranquilli, venite pure.

Leda -                 Sedetevi.

Doriano -            (Sedendosi) State per cenare?

Giorgia -             Macché!

Leda -                 No, ancora non è pronto, dovevo mettere il forno più alto perché son tre quarti d’ora che c'è dentro il coniglio e ancora non è cotto.

Oscar -                Gli hai levato la pelliccia, sì?

Leda -                 Imbecille!

Oscar -                (A Doriano) Te hai già mangiato?

Doriano -            Sì, ci siamo fatti due bei piatti di pasta fredda.

Oscar -                Beh, la potevi riscaldare, anche se poi non è più la stessa cosa.

Doriano -            No, Oscar, la pasta deve essere fredda, è un piatto concepito proprio così: si prepara la pasta e poi la si lascia raffreddare.

Oscar -                Scusa la franchezza, ma è un po' da cretini fare una cosa del genere! Io, quando mi si fredda la pasta che mi diventa un pancotto, la do sempre al cane!

Leda -                 Lascialo perdere, Doriano, che tanto, Oscar, selvatico era e selvatico rimarrà finché campa.

Giorgia -             (Al padre) Babbo, la pasta fredda è un piatto tradizionale nato così.

Oscar -                È nato male! (A Olide) Dovevi scegliere proprio la pasta fredda?

Olide -                A Doriano piace tanto!

Leda -                 Vedete? con lui non si ragiona! anche Giorgia cerca di sgrezzarlo invitandolo a passare una serata culturale ma non c'è niente da fare: è come dare le perle ai porci!

Doriano -            Cosa sarebbe questa serata culturale?

Giorgia -             È un’occasione particolare: siccome un mio amico mi ha dato tre biglietti per andare a teatro…

Olide -                Chi, Pier Ferdinando?

Giorgia -             Proprio lui.

Oscar -                Oh, ma lo conoscete tutti tranne me?

Doriano -            Beh, chi non conosce il figlio dell’ingegner Casettini? è quello che ha costruito il residence “Millefoglie”!

Oscar -                Io non l’avevo mai sentito; per me può avere anche costruito il residence “Cannelloni”; comunque sì, è quello che deve partire per l’aiouaiua poi va in oaioio e alla fine fa un salto nel uaiominchio.

Leda -                 Insomma, avendo questi biglietti, Giorgia gli ha proposto di andare sabato a teatro a vedere una commedia.

Oscar -                (La interrompe) No! non cambiamo le carte in tavola, prima hai detto che era una tragedia!

Giorgia -             Sì, va bene, una tragedia di Shakespeare, (A Doriano) e questi tre biglietti sono per un palco di prim'ordine.

Olide -                Accipicchia!

Oscar -                (Con orgoglio) Già, senti, mia figlia? ha avuto un palco di prim'ordine! mica uno di quelli scalcinati!

Doriano -            (A Oscar) E perché non ci vorresti andare?

Leda -                 Perché è un ignorantone!

Oscar -                Ma perché… io non sono fatto per andare a teatro… fare i salamelecchi e mettermi tutto in ghingheri.

Giorgia -             Guarda che a teatro non devi mica andare in frac!

Leda -                 Ma neanche con gli zoccoli!

Oscar -                Insomma io non sono fatto per le serate mondane, poi in quei posti è facile che incontri un sacco di gente, devi aver voglia di parlare e dire cose del tipo: (Imita una conversazione) “Oh, buonasera! anche lei qui! come sta la sua signora?... Ah! siete separati, mi dispiace!... a lei per niente?... figuriamoci a me!”… No, no, io non sono fatto per queste cose.

Giorgia -             Ma che discorsi fai?

Leda -                 Sentite come ragiona?!

Olide -                Per me sbagli a non andarci, Oscar.

Doriano -            (A Oscar) Guarda: io ti potrei anche capire se ci dovessi andare tutte le settimane, ma per una volta…! anche per vedere quello spettacolo di teatro che abbiamo in città! Io l'ho visto anni fa, il giorno dell’inaugurazione quando l'hanno riaperto dopo il restauro; ricordi, Olide?

Olide -                (Perplessa) Eh! come fosse ieri!

Doriano -            Per l’occasione era venuto a cantare Pavarotti; credimi, è stato un evento indimenticabile; è vero, Olide?

Olide -                (C.s.) Sì, sì, indimenticabile.

Oscar -                Beh, vuoi mettere Pavarotti con una tragedia di Ce-chi-spera?

Giorgia -             Di Shakespeare, babbo!

Doriano -            Be’, sono due cose differenti.

Oscar -                Perché, te lo conosci?

Doriano -            Pavarotti?

Oscar -                No, quell’altro.

Doriano -            Accidenti! va bene che sono ignorante ma non conoscere l'autore di Giulietta e Romeo...!

Leda -                 (Alludendo a Oscar) Bisogna essere ruvidi come la carta vetrata.

Olide -                Lo conosco anch’io!

Doriano -            È tutto un dire!

Oscar -                Ah, allora ‘sto Scek... Scekis... sarebbe quello che ha scritto dell’intrallazzo di Gradara!

Doriano -            Di Gradara…?

Giorgia -             Babbo! quelli erano Paolo e Francesca!

Oscar -                Eh, va be’! io per i nomi sono sempre stato negato! però, se non sbaglio, anche loro son finiti male!

Olide -                Sì, è vero, sono stati uccisi tutti e due dal marito di lei dopo che avevano letto un libro.

Oscar -                Eh, vedi, delle volte, cosa vuol dire…

Giorgia -             Eh, sì, entrambe le storie sono finite in tragedia.

Oscar -                E dagli, con le tragedie! ma a teatro non c’è una cosa che vada a finire bene?

Doriano -            (A Giorgia) Cosa danno, di Shakespeare?

Giorgia -             Re Lear.

Doriano -            Ah, un bel lavoro.

Oscar -                Di sicuro muoiono tutti.

Giorgia -             Questo sì, anche il re muore, ma è bello assistere al suo travaglio interiore e al pentimento per l'errore commesso che lo porta fino alla pazzia.

Oscar -                Porca miseria! prima il travaglio, poi diventa matto! e l’hanno fatto re, uno così?

Leda -                 È inutile che sprechiate il fiato con ‘sto selvatico, se non ci arriva non ci arriva. Olide, Giorgia, venite con me in cucina che mi date una mano col coniglio.

Olide –                Sì, sì, così vedo come lo fai.

Giorgia -             Babbo, dai pensaci bene! (Esce con Leda e Olide)

Doriano -            Almeno conosci Amleto?

Oscar -                (Ci pensa) Amleto... Amleto... chi è, quello che abita vicino alla pescheria?

Doriano -            (Scandalizzato) Oscar! Amleto… il principe di Danimarca! è un'altra tragedia di Shakespeare! forse la più famosa! È la storia di questo principe il cui zio uccide il re, suo fratello…

Oscar -                … il padre di Amleto.

Doriano -            Sì, lo uccide iniettandogli del veleno in un orecchio…

Oscar -                Eh che schifo!

Doriano -            Quando Amleto lo viene a sapere vuole vendicare suo padre ma non è proprio sicuro che sia stato lo zio… ecco qui il dubbio amletico! (Declama) Essere o non essere, questo è il problema...

Oscar -                Quale problema?

Doriano -            È lui che lo dice perché non sa cosa fare.

Oscar -                Capisco.

Doriano -            Già. (Continua) “È forse più nobile soffrire, nello spirito, per le pietre e le frecce scagliate dall'oltraggiosa fortuna…”

Oscar -                Oppure…?

Doriano -            (Continua)… “o imbracciar l'armi contro un mare di tribolazioni e combattendole porre fine ad esse? Morire per dormire. Nient'altro.”

Oscar -                No, no, nient'altro, basta così. Portassi disgrazia...!

Giorgia -             (Entrando) Eri te, Doriano, che declamavi il monologo di Amleto?

Doriano -            Sì, certo, volevo farlo sentire a tuo padre ma mi ha interrotto sul più bello!

Oscar -                (Ironico) Ah, era il momento culminante?

Giorgia -             (Al padre) Prova ad ascoltare qualcosa con umiltà, babbo, senza essere prevenuto, cercando di capirne il significato, vedrai che ne apprezzerai la bellezza. Aspetta, facciamo una cosa: prima parlavamo di Giulietta e Romeo, no?

Oscar -                Sì, e mi hai anche detto che non erano di Gradara ma di... (Cerca di ricordare) aspetta: di dov’erano?

Giorgia -             Di Verona. Ecco: loro erano innamorati ma le rispettive famiglie non si potevano vedere quindi s'incontravano di nascosto.

Doriano -            E Shakespeare, raccontando la loro storia, ha scritto quella bella scena di Giulietta che dal balcone di casa sua parla col suo adorato Romeo.

Oscar -                Si vede che stava al primo piano!

Giorgia -             Allora sai cosa facciamo?

Oscar -                Non me lo dire!

Giorgia -             Io adesso vado a prendere un testo per Doriano che farà la parte di Romeo e io farò quella di Giulietta, così assisterai ad un esempio di quello che riusciva a scrivere un genio come Shakespeare! (Esce)

Oscar -                (Sorridendo tra sé) Ma non ti dico io...! (A Doriano) Cosa faresti, te?

Doriano -            Romeo.

Oscar -                (C.s.) Ma va’ là! Romeo!

Doriano -            Ha detto bene tua figlia: ascolta attentamente senza essa prevenuto, vedrai che ti piacerà.

Oscar -                Ma quando ha scritto tutta ‘sta roba, Ce-chi-spira?

Doriano -            Shakespeare! Sono opere scritte tre o quattrocento anni fa.

Oscar -                Cavolo! e ancora le fanno vedere a teatro?

Doriano -            Già! vuol dire che qualcosa di buono l’ha fatto!

Leda -                 (Entra con Olide) A cosa dobbiamo assistere?

Olide -                Fate uno spettacolo?

Doriano -            Daremo a Oscar un esempio di teatro.

Olide -                (Entusiasta) Bello! (A Oscar) Reciti anche te, Oscar?

Oscar -                Mi stai prendendo in giro?

Giorgia -             (Entra) Allora... (A Oscar, Leda e Olide) Voi sistematevi su quelle sedie come se foste in platea. (Porge un libro a Doriano) Cominciamo da questa battuta di Giulietta.

 

(Doriano si mette in posa, Giorgia sale su una sedia)

 

Oscar -                (A Giorgia) Dove vai?

Giorgia -             Sul balcone!

Oscar -                Ah, scusa.

Giorgia -             Ascolta bene, babbo, poi dimmi se ti è piaciuto.

Oscar -                Va bene.

 

(Giorgia e Doriano si mettono in posa)

 

Giorgia -             “O Romeo, Romeo, perché sei Romeo? Rinnega tuo padre, rifiuta il suo nome, o, se vuoi, legati a me anche solo d'un giuramento, e io non sarò più una Capuleti.”

Oscar -                Chi?

Giorgia -             (Al padre) Capuleti è il cognome di Giulietta.

Oscar -                Scusa, non sapevo.

Doriano -            “Devo ascoltare ancora, o risponderle?”

Oscar -                Saprai te cosa devi fare.

Leda -                 Sta’ zitto!

Doriano -            Oscar! questa è la battuta di Romeo!

Oscar -                Ah, scusa.

Giorgia -             “Solo il tuo nome è mio nemico, ma tu sei tu, non un Montecchi. Cos'è Montecchi?”

Oscar -                Comune in provincia di Reggio Emilia.

Leda -                 Ma lo fai apposta?

Giorgia -             (Al padre) Montecchi è il cognome di Romeo!

Oscar -                Scusa, scusa.

Giorgia -             Cos'è un Montecchi? (Guarda di sottecchi il padre che si porta la mano davanti alla bocca per non rispondere) Non è né una mano né un piede, né una faccia né un braccio…

Oscar -                … una gamba.

Doriano -            Zitto!

Giorgia -             (Prosegue)… “nessuna parte di un uomo. O sii tu qualche altro nome! E che cos'è un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe il suo soave profumo. Così Romeo, che se non si chiamasse Romeo, conserverebbe un fascino di perfezione, che possiede anche senza quel nome. Romeo, poiché non ti è nulla il tuo nome, buttalo via, e prenditi, in cambio, tutta me stessa.”

Doriano -            “Ti prendo in parola. Chiamami soltanto amore; e così ribattezzato, d'ora innanzi non sarò più Romeo.”

Oscar -                (Alzandosi) Infatti è meglio se rimani Doriano, perché come Romeo fai proprio schifo.

Leda -                 (Applaudendo) Invece sono stati proprio bravi!

Olide -                (Applaudendo) Bis! Bis!

Oscar -                No, no! che bis?!

Giorgia -             Perché, non ti è piaciuto?

Oscar -                No, no, per essere bello è bello... è romantico, solo che viene rovinato da Doriano che fa la parte di Romeo!

Doriano -            Vorrei vedere te…!

Leda -                 Me lo immagino!

Oscar -                Ah, sarei sempre meglio di te!

Olide -                Perché non provi te, Oscar?

Doriano -            Bella idea! (Gli passa il libro) To', prendi il libro.

Oscar -                E cosa ci vuole? ci vorrà dell’arte, per dire cose così? (Punto nell'orgoglio, rivolto alla figlia) Continua, Giorgia. (Si mette in posa)

Giorgia -             “Ma tu chi sei che protetto dalla notte inciampi nel mio segreto pensiero?”

Olide -                Che belle parole!

Oscar -                “Non posso dirtelo con un nome; il mio nome, cara santa, mi è odioso perché tuo nemico. Se lo avessi qui, scritto, lo straccerei.”

Giorgia -             Il mio orecchio non ha ancora bevuto cento parole di quella voce, che già riconosce il suono. Non sei Romeo? Un Montecchi, tu?

Olide -                (Presa dalla scena) Sì, è lui! è lui!

Leda -                 Sss!

Oscar -                “No bella bambina, se Montecchi non ti è gradito posso chiamarmi... Roncobilaccio.”

Doriano -            Ma cosa dici?

Leda -                 (Alzandosi, delusa, rivolta a Oscar) Ma va’ a quel paese! (A Olide) Vieni con me, Olide. (Escono verso la cucina)

Giorgia -             Babbo! stavi andando tanto bene!

Oscar -                Eh, Montecchio non gli va bene! ho trovato un altro nome! A... Spic e Span sarebbe piaciuto.

Doriano -            Shakespeare, oh!

Oscar -                Eh, lui; comunque, devo ammettere che qualcosa di buono c'è.

Doriano -            Proprio per fargli un favore!

Oscar -                No, no, dico sul serio; uno che continua a far breccia dopo trecento anni non deve essere l'ultimo imbecille.

Doriano -            Bene, abbiamo appurato che Shakespeare non era un imbecille.

Giorgia -             (A Oscar) No, no, la tua è una critica giusta e ben ponderata. Allora, visto che apprezzi un piccolo esempio recitato da due scalzacani come noi, puoi immaginare cosa potrà essere un lavoro completo interpretato da veri attori.

Oscar -                (Scettico) Ah, sì sì, niente da dire, comunque, alla fine muoiono anche loro, vero?

Doriano -            Eh sì.

Oscar -                Lo immaginavo.

Giorgia -             Il tutto perché Romeo, che era a Mantova, non fu informato in tempo dell’espediente che Frate Lorenzo aveva proposto a Giulietta per farla credere morta.

Oscar -                Vedi, l’utilità dei cellulari…!

Giorgia -             (A Doriano) A te piacerebbe assistere a questa nuova interpretazione del “Re Lear”?

Doriano -            Certamente, ne sarei molto incuriosito, a proposito: chi lo interpreta?

Giorgia -             Mauri.

Oscar -                Il figlio di Sandra? Maurizio? ma lui fa il meccanico!

Giorgia -             Ma no! parlo di Glauco Mauri!

Doriano -            Un grande attore teatrale!

Oscar -                Mi pareva…!

Leda -                 (Rientra con Olide) Allora? siete riusciti a far entrare un po' di ambizione culturale in quella testaccia sbilenca?

Doriano -            (A Leda) Sai una cosa? mi verrebbe da dire che se Oscar non volesse andare a nessun costo, sarei disposto io, a venire con voi.

Leda -                 Perché no?

Olide -                Doriano è stato sempre un appassionato di teatro!

Giorgia -             Mi dispiacerebbe per mio padre ma sì, si potrebbe fare.

Oscar -                (A Doriano) Scusa, adesso te cosa c’entri?

Doriano -            Non c’entro niente ma, visto che avanza un biglietto, perché buttarlo via?

Oscar -                Infatti in questa casa non si butta via niente, poi io sono un po' dubbioso ma mica ho detto proprio di… di no.

Doriano -            Allora vedi di decidere in fretta, così mi posso organizzare per sabato.

Oscar -                (Si àltera) Te bada a organizzarti per conto tuo senza avere tanti scrupoli.

Doriano -            (C.s.) Ma se non dovessi andare a teatro mi dovrei organizzare in qualche altro modo.

Oscar -                (Alzando la voce) Allora organizzati in qualche altro modo!

Doriano -            (A voce alta) Ma se tu non vai a teatro perché io non ne posso approfittare? son cose che mi piacciono!

Oscar -                (C.s.) Oh, Doriano, dove dovresti andare sabato?

Doriano -            (C.s.) A ballare!

Oscar -                (C.s.) Allora va' a ballare!

Doriano -            E perché?

Olide -                Perché

Leda -                 Già… perché?

Giorgia -             Perché, babbo?

Oscar -                Perché... perché a teatro ci vado io! (Osserva gli altri che lo guardano con malcelata soddisfazione e si trova in imbarazzo) Non si mangia in questa baracca? (Esce)

 Buio

 Fine del primo atto

 

  

Secondo Atto

 Al riaccendersi della luce è il giorno dello spettacolo. Sono in scena Leda, che sta stirando, e Olide, la moglie di Doriano.

 Leda -                 Lunedì scorso tuo marito è stato grande, Olide. Se non fosse stato per lui stasera ce lo saremmo sognato, il teatro; invece lui gliene ha parlato, gli ha detto che è rimasto colpito dalla sua bellezza quando è andato all'inaugurazione con Pavarotti...

Olide -                ... che non è vero niente perché non aveva trovato i biglietti.

Leda -                 Ah! allora come ha fatto a dirgli che è tanto bello?

Olide -                Per sentito dire, credo, o forse l'ha visto da piccolo prima che lo chiudessero.

Leda -                 Comunque, tra lui e Giorgia hanno fatto un lavoro psicologico di convincimento che è stato una meraviglia!

Olide -                Ma io non credo che Doriano si sia sforzato granché, anche perché lui è veramente un appassionato di tutto ciò che nutre la mente. Praticamente mangia pane e letteratura

Leda -                 Mio marito invece è veramente un appassionato di tutto ciò che nutre il corpo. Lui praticamente mangia pane e salsicce.

Olide -                Ad ogni modo sono proprio curiosa di sapere cosa metterai su stasera per andare a teatro!

Leda -                 Ah, ho trovato un vestitino semplicissimo ma che è un amore!

Olide -                Dove l'hai comprato?

Leda -                 In quel negozietto qua dietro, alla boutique "SpendiSpandi".

Olide -                E com'è?

Leda -                 Non te lo posso far vedere perché devo andare a ritirarlo alle sette. L'ho fatto accorciare di due dita perché era troppo lungo. Comunque, è un jersey tutto blu con giusto un filino bianco sul colletto, sui polsini e sull’orlo in fondo. È leggermente sfiancato e ha una cintina sempre blu con la fibbia bianca.

Olide -                Carino! molto carino!

Leda -                 Sul colletto ci sono tre bottoncini che lascio aperti così finalmente potrò mettermi quella collanina di perle che mi ha regalato mia madre vent'anni fa e che ho messo su solo per la Comunione e per la Cresima di Giorgia.

Oscar -                (Entra, frettoloso) Ciao, Olide.

Olide -                Ciao, Oscar.

Oscar -                (Alla moglie) Allora?

Leda -                 Allora cosa?

Oscar -                Siamo pronti?

Leda -                 Pronti per cosa?

Oscar -                Per andare a teatro!

Leda -                 Ma, Oscar, ti sei instupidito? sono le cinque! il teatro comincia alle nove!

Oscar -                Ma senti che razza di ragionamenti! Tra lavarsi, mangiare, vestirsi... voi vi dovrete truccare... ecco che si son fatte le otto, dopo dovremo prendere la macchina, arrivare in centro, trovare un parcheggio che sarà sicuramente lontano dal teatro, arrivare a teatro a piedi... stai a vedere che facciamo tardi, eh!

Leda -                 Oscar.

Oscar -                Eh.

Leda -                 Ma vuoi andare a quel paese, per piacere! Io devo ancora andare a ritirare il vestito in negozio!

Oscar -                Cosa?? ancora non hai il vestito? con quello che costa?! Allora dimmelo che non vuoi andare a teatro! dimmelo che sei te che non vuoi imbucarti nella cultura! Muoviti, invece di stare qui a fare salotto! (Si avvia)

Olide -                Se ti disturbo, io posso anche andar via.

Oscar -                Eh? no, no, rimani pure... basta che non le fai perdere tempo. (Esce verso l’interno)

Olide -                Si è rimbecillito?

Leda -                 Sì, del tutto! se sapevo che gli faceva questo effetto…

Oscar -                (Si affaccia) Giorgia dov’è?

Leda -                 Tornerà verso le sei, come al solito.

Oscar -                Ah! ma allora dite che lo fate apposta! Guarda che gli attori non aspettano mica voi! (Esce)

Leda -                 Dov'è tuo marito?

Olide -                A casa.

Leda -                 Fammi il favore, Olide: vai a dirgli se può venire un attimo a dargli una calmata, se no non arriviamo a stasera perché lo ammazzo prima.

Olide -                Va bene, così approfitto per andare a fare qualcosa anch’io, ma tornerò più tardi per vedere il tuo vestito!

Leda -                 Va bene.

 (Olide esce)

 Oscar -                (Entra) È andata via?

Leda -                 Sì.

Oscar -                Ma te guarda…! Venire in casa d’altri proprio mentre ci si sta preparando per andare a teatro! Un minimo di educazione! Mica posso andare a dire agli attori: "scusate il ritardo ma quella piattola della mia vicina di casa ha fatto perdere un sacco di tempo a mia moglie a forza di discorrere"!

Leda -                 Oscar, tu non avrai mica intenzione di rovinarmi questa serata dopo vent'anni che non facciamo niente all'infuori della casa, del lavoro e dei figli?

Oscar -                Cosa vuoi che ti rovini? anzi, qui l'unico che si preoccupa che vada tutto per il meglio sono proprio io!

Doriano -            (Entra dall’esterno) Posso?

Leda -                 Doriano, digli qualcosa te se no gli faccio qualcosa io. (Esce verso l’interno)

Oscar -                Cosa c'è?

Doriano -            Niente, volevo solo vedere come stanno procedendo i preparativi per la grande serata.

Oscar -                Ah, procedono bene da ridere! siamo ancora in braghe di tela! Giorgia non è ancora arrivata, mia moglie deve ancora ritirare il vestito in negozio e io devo fare tutto... e non so cosa mettermi.

Doriano -            Stai calmo, stai calmo, mica devi timbrare il cartellino!

Oscar -                No, ma devo strappare il biglietto!

Doriano -            Eh! dai che farai in tempo! Sono gli attori ad essere al tuo servizio, mica tu al servizio loro!

Oscar -                Questo è vero ma cavolo, un minimo di rispetto per chi si cimenta col bardo inglese!

Doriano -            Accidenti! “Il bardo inglese”… bravo! vedo che ti stai acculturando! me ne compiaccio. Comunque, non ti agitare dai, che poi, domani, mi racconterai se t'è piaciuto o no.

Oscar -                (Con fare esperto) Ah, certo, anche se avrei preferito un altro lavoro di Schioppassi...

Doriano -            Di Shakespeare.

Oscar -                Eh, sì, preferisco le commedie alle tragedie.

Doriano -            Perché, le conosci?

Oscar -                Cavolo! prima di andare a teatro a vedere una cosa dovrò informarmi su chi l'ha scritta! perciò mi sono documentato. È come se volessi farmi fare una camera da un falegname… prima lo voglio conoscere: voglio sapere dove ha la bottega, che legno usa, se adopera i chiodi o la colla... giusto?

Doriano -            Giusto, così ti sei informato?

Oscar -                Certamente! Sciampagn è nato...

Doriano -            Shakespeare, oh!

Oscar -                Eh, (Riferisce tutto quello che ha studiato) è nato nel ‘64 ed è morto nel ‘16. Tra le tragedie ha scritto: “Amleto”, “Otello”, “Giulio”, “Cesare”... tutti nomi di gente che conosco anch’io. Tra le commedie, invece, ha fatto: “Giulietta e Romeo”, il “Sogno d'una notte di luglio”...

Doriano -            No, è il “Sogno di una Notte di Mezza Estate”.

Oscar -                Appunto, sarà tra luglio e agosto... poi ha scritto “Il Temporale”…

Doriano -            (Lo corregge) “La Tempesta”.

Oscar -                Va be’, è sempre brutto tempo! poi “Il Mercante di Venezia” che però non so cosa vendeva, “La Dodicesima notte” contando dal giorno di Natale, che sarebbe la notte della Befana, e un sacco di altri lavori che adesso non mi vengono in mente.

Doriano -            Be’, insomma stasera andrai abbastanza preparato!

Oscar -                Eh sì! così se per caso qualcuno mi domandasse qualche informazione gli saprei cosa rispondere! Che poi, detto tra noi, praticamente, ‘sto Re Lear era un vecchio arteriosclerotico e cominciava a dare i numeri; hai voglia avere vicino il giullare di corte che gli diceva cosa doveva fare... sempre un buffone era!

Leda -                 (Entra con un cofanetto porta-gioie da cui estrae la collanina di perle) Allora, ti sei calmato un po'?

Oscar -                Io sono calmissimo! Sei te che adesso mi metti l'agitazione addosso!

Doriano -            Che invidia mi fate!

Oscar -                Eh, lo so. Stammi a sentire, Leda, come mi metto a teatro?

Leda -                 A sedere!

Oscar -                Spiritosa! volevo dire: che vestito mi metto?

Leda -                 Non ti preoccupare, ti tiro fuori il vestito grigio.

Doriano -            Farai un figurone.

Oscar -                Eh, lo so. (A Leda) Il tuo vestito com'è?

Leda  -                Perché, vuoi mettere il mio?

Oscar -                Per sapere se combinano bene i colori!

Leda -                 Ma senti che razza di problemi mi va a tirare fuori!

Doriano -            Leda ha ragione, vai a teatro, non devi mica andare al ricevimento del re d'Inghilterra!

Oscar -                Si può sapere di che colore è?

Leda -                 È blu, va bene?

Oscar -                Sì.

Leda -                 Meno male.

Oscar -                E quello di Giorgia?

Doriano -            Scusate, io vado. Mi raccomando, Oscar, domani voglio sapere tutto. (Esce)

Oscar -                Non ti preoccupare, ciao. (Alla moglie) Allora?

Leda -                 Metterà quello che le pare.

Oscar -                Se mettesse quel bel vestitino bianco con le frappe in fondo sarebbe un bijou. A proposito, che ora è che ancora non arriva? Io intanto vado a fare la doccia.

Leda -                 Sarà meglio.

Oscar -                Come?

Leda -                 Niente, niente, vai a fare la doccia. (Oscar esce) (Leda prende il telefono e chiama la boutique) Pronto. Boutique "Spendispandi"?... sono la signora dell'abito blu... sì, quello di jersey, è pronto?... sì, lo so che avevamo detto per le sette ma sa... siccome devo essere a teatro per le nove non vorrei che... alle sette è pronto, bene! Veda un po' se riesce a farlo per qualche minutino prima, tanto per tranquillizzare mio marito che mi sta dando il tormento!... Grazie, buona sera.

Oscar -                (Si affaccia. È in accappatoio) È arrivata Giorgia?

Leda -                 No, perché?

Oscar -                Ho sentito che parlavi con qualcuno.

Leda -                 No, no, stavo telefonando. Vedi di andare a fare la doccia! (Oscar esce) (Leda gli urla dietro) Rottura di scatole!

Olide -                (Entra) È arrivato il vestito?

Leda -                 No, t'ho detto che è pronto per le sette.

Olide -                Perché ho sentito che parlavi con quelli della boutique.

Leda -                 Ma cosa fai, mi spii?

Olide -                No! ci mancherebbe altro! il fatto è che questi muri sono un velo di cipolla e si sentono anche i sospiri!

Leda -                 Sì, scusami, Olide, ma c’è Oscar che mi sta facendo impazzire, comunque tra un po' vado giù lo stesso, in caso aspetterò un po' lì in negozio.

Olide -                Quasi quasi avete fatto venir voglia anche a me di passare una serata a teatro! Magari una volta, così… per vedere una commedia, oppure un concerto, per passare insomma una serata in società! Potremmo organizzare anche per andarci insieme.

Leda -                 Sarebbe una bella cosa, ogni tanto fa bene mettersi su qualcosa di chic e andare fra la gente per ammirare ed essere ammirate, poi, sai, io lo faccio anche per mia figlia che ha tutti amici universitari e non voglio farla sfigurare.

Oscar -                (Entra coperto solo da un asciugamano) Leda! (Vede Olide) Oh, scusa, non sapevo che eri qui.

Leda -                 Hai già fatto la doccia?

Oscar -                E cosa ci vuole per fare una doccia? mica posso stare un'ora sotto l'acqua col rischio di far tardi! È tornata Giorgia?

Leda -                 Ancora no.

Oscar -                Il tuo vestito è pronto?

Leda -                 Ancora no.

Oscar -                Madonna mia! questa serata comincia male, eh!? Intanto vado a mettermi le mutan... scusa, Olide. (Esce)

Leda -                 (A Olide, con un gesto sconsolato) Che cosa gli vuoi dire...?

Olide -                Non ti preoccupare, sono tutti uguali!

Oscar -                (Da fuori) Leda! dove sono i miei calzini blu?

Leda -                 (Grida) Vicino alle mutande! (A Olide) Intanto aiutami a mettere la collana, sarà una cosa fatta. (Olide esegue)

Oscar -                (Da fuori) Ce n’è uno solo!

Leda -                 (Grida) Guarda bene sotto le mutande!

Oscar -                (Da fuori) È un po’ che guardo sotto le mutande ma non trovo niente!

Leda -                 (Grida) Sei sicuro?

Olide -                (Ironica) Eh, qualcosa ci dovrebbe essere...

Leda -                 (Grida) Non è detto…! (A Olide) Sta' a sentire, Olide, vieni con me alla boutique, gli voglio fare un po' di fretta e così mi dai un tuo parere su come hanno fatto il lavoro. (Grida a Oscar) Vado a prendere il vestito!

Oscar -                (Da fuori) Va bene!

 

(Leda e Olide escono)

 

Oscar -                (Entra. È in canottiera, mutande, e calzini blu e sottobraccio tiene una camicia e il completo grigio) L’altro calzino c'era ma era sotto sotto sotto, eh!... (Immagina una conversazione da "dopo-spettacolo”) “Oh, buonasera signora! come l'è sembrato il lavoro?... Sì, sì... graffiante, soprattutto nel primo atto, ma poi gli attori hanno ceduto... eh, sì, non sono riusciti a tenere il ritmo incalzante del testo... ma, comunque... Sciacquatore è sempre Sciacquatore! Altroché... altroché gli scrittori di oggi! Il mese prossimo danno "Antonio e Cleopatra"... tutti e due in una volta... si pagherà il doppio?”

Giorgia -             (Entra dall’esterno, ha un atteggiamento impacciato) Ciao babbo.

Oscar -                Giorgia! è questa l'ora di arrivare? dai! preparati che manca poco e voi siete lunghe come una messa cantata!

Giorgia -             La mamma dov'è?

Oscar -                È andata a prendere il vestito nuovo! Stammi a sentire: siccome tua madre ha un vestito blu e io mi metto questo qui grigio (Comincia a vestirsi) tu potresti mettere quel vestitino bianco con le frappe in fondo che è adattissimo per andare a teatro! Sai che figura farai, sul palchetto! gli attori smetteranno di recitare, per guardarti!

Giorgia -             Lascia perdere, babbo.

Oscar -                E perché? non posso essere orgoglioso di mia figlia? Vai a vestirti, dai (Finisce di vestirsi).

Giorgia -             Ascolta, babbo: è successo un impiccio.

Oscar -                (Si volta di scatto e la guarda perplesso) Un impiccio?… grosso?

Giorgia -             Insomma…

Oscar -                Sei incinta!

Giorgia -             Ma dai! hai voglia di scherzare?

Oscar -                (Ci pensa) Non hai più il vestito con le frappe!

Giorgia -             Sì, ce l'ho, ce l'ho.

Oscar -                Meno male! (Ci pensa) Hai problemi intestinali...

Giorgia -             Babbo…!

Oscar -                (Grida) È cascato il governo! c’è la rivoluzione! Insomma, che cavolo è successo?!

Giorgia -             Non possiamo più andare a teatro.

Oscar -                (Grida) Cooooosa!?!

Giorgia -             Sì, purtroppo è così.

Oscar -                (Perentorio) Giorgia, io stasera non vado a teatro solo se mi dicono che è crollato lo stabile con tutto il quartiere intorno compreso il Palazzo Comunale!

Giorgia -             No, la ragione è molto più semplice.

Oscar -                Sarebbe…?

Leda -                 (Entra) Ecco il vestito nuovo! vi piace? (Oscar e Giorgia lo guardano senza dire niente) Dico a voi... vi piace o no?

Giorgia -             Mamma, stavo dicendo al babbo che è sorto un problema…

Oscar -                (Sconcertato) Piccolo piccolo!

Leda -                 Cioè?

Giorgia -             Cioè, è saltato il viaggio d’affari del padre di Pier Ferdinando e di conseguenza dobbiamo restituire i biglietti.

Leda -                 (Inebetita) Allora?

Oscar -                (A Giorgia) Stai dicendo che è saltato il rifacimento del rudere nell’aioauoa?

Giorgia -             Purtroppo sì.

Oscar -                Anche il centro commerciale nell’oaiua?

Giorgia -             Anche.

Oscar -                E il grattacielo nel…

Giorgia -             Wyoming… sì!

Leda -                 E Piev… Fevdinando cosa dice?

Giorgia -             Dice che è veramente dispiaciuto ma che i suoi genitori, visto che non devono più partire, ci tengono molto a vedere quest’opera.

Oscar -                Allora casca tutto! porca miseria ladra! Dopo che uno si istruisce, che spende i soldi, si prepara come si deve per andare a teatro...!

Leda -                 Oddio! questa non ci voleva!

Giorgia -             Non sapete quanto mi dispiace!

Oscar -                (A Giorgia) Eh, ma anche te, però…! ti potevi assicurare bene, prima! Cosa fa, questo ingegner Casettini? prende, si mette d’accordo, poi ci ripensa! eh no! non si fa così! e noi chi siamo?

Leda -                 Sarà colpa degli americani!

Giorgia -             Si vede che doveva andare così.

Leda -                 Mi sembrava tutto troppo bello!

Oscar -                Ma te guarda…! In questi giorni con gli amici e i colleghi di lavoro non ho fatto altro che parlare di ‘sto teatro, di... di... William.

Leda -                 William chi?

Oscar -                Ah! ma allora lo fate apposta! William... Sce.. Sce... (Fa uno sforzo e arriva a pronunciarlo perfettamente) Shakespeare!

Giorgia -             Babbo! l’hai detto bene, finalmente!!

Oscar -                Ma a cosa serve, ormai.

Leda -                 Alla boutique "SpendiSpandi" non ci potrò mai più metter piede da quanto l'ho fatta lunga perché dovevo andare a teatro con mia figlia!

Oscar -                Sai che danno!

Leda -                 (A Giorgia) Ma i tuoi amici ci vanno tutti?

Giorgia -             Sì ma questo non è un problema.

Leda -                 Beh, era anche un'occasione per conoscerli.

Oscar -                (Con atteggiamento drammatico) Dev’essere un segno del destino. Si vede che è il teatro a non volermi. Le luci della ribalta non mi meritano!

Giorgia -             Ma cosa dici, babbo? è stato solo un contrattempo! vorrà dire che proveremo ad andarci la prossima volta.

Leda -                 Mah, credo che persa questa occasione sarà molto difficile. Accidenti mi dispiace davvero!

 

(Campanello)

 

Oscar -                (A Giorgia) Va’ un po’ a vedere chi è.

 

(Giorgia esce)

 

Leda -                 Questa storia è finita come quella di Venezia.

Oscar -                Perché? si è allagato il bagno un’altra volta??

Leda -                 Ma no! voglio dire che si è conclusa male, senza un lieto fine!

Oscar -                È vero, dovevamo andare a vedere una tragedia… invece la tragedia è capitata a noi!

 (Rientra Giorgia con Pier Ferdinando)

 Giorgia -             C’è Pier Ferdinando.

Pier Ferd -          Buonaseva, sono venuto per scusavmi tanto dello spiacevole inconveniente ma puvtvoppo, Giovgia ve l’ho avà già vifevito, sono saltati tutti i contvatti con gli States e non dobbiamo più pavtive.

Leda -                 Beh, pazienza, Pier Ferdinando.

Pier Ferd -          Ne ho anche pavlato con mio padve e mi ha detto che savebbe contento se ci mettessimo d’accordo pev acquistave insieme gli abbonamenti pev la pvossima stagione.

Oscar -                Eh, ma la prossima stagione è l’estate e andare a teatro con quel caldo…

Giorgia -             Babbo, Pier Ferdinando intende la prossima stagione teatrale.

Oscar -                Ah, beh, ci penserò, tanto ho capito che ci rivedremo spesso noi due… è vero Giorgia?

Giorgia -             Chissà…

Pier Ferd -          Se son vose fiovivanno!

Oscar -                (Tra sé, soprappensiero) Vevo.

Pier Ferd -          Allova… a pvesto.

Leda -                 A presto e… mi saluti l’ingegnere!

Pier Ferd -          Pvesentevò. (Esce con Giorgia)

Oscar -                (Modificando l’ultima battuta del “Re Lear”) Leda, non dobbiamo rassegnarci al peso di questi tristi fatti, e fare quello che possiamo, non quello che ci aspettiamo.

 (Rientra Giorgia)

 Leda -                 Cosa stai dicendo?

Oscar -                Niente, solo parole, parole, parole… (A Giorgia) Stammi a sentire, Giorgia: possibile che stasera ‘sto teatro sia proprio tutto pieno e che non ci sia uno straccio di buco sopra un palchetto magari piccolo piccolo?

Giorgia -             Mah, sarà difficile ma si potrebbe tentare.

Leda -                 Beh, sì, tentar non nuoce.

Oscar -                (Risoluto) Giusto! Benissimo! tentar non nuoce! Giorgia, dammi un momento il tuo telefonino. (Giorgia agisce, Oscar cerca su internet) Vediamo un po': allora, ecco il numero della biglietteria del teatro (Telefona) Buonasera, mi scusi, è la signora bigliettaia?... Ecco, non è che per caso vi sono rimasti tre buchi da qualche parte per la tragedia di stasera?... Che tipo?... beh, che tipo... tre posti come capitano... Sì... ah, in galleria... sì ma... è molto lunga?... come cosa… la galleria!...

Giorgia -             Babbo, che domande le fai?

Oscar -                Ah! sarebbero i posti in alto!... sì, sì, va bene lo stesso tanto io ci vedo bene! Allora ce li tenga da parte che veniamo giù quasi subito. Il mio nome è Morrèidi, (Ascolta) no, no! con la "E", signora, se no viene fuori un'altra cosa. (Ascolta) Va bene, tante grazie, due minuti e siamo lì, buonasera. (A Leda e Giorgia) Fatto! Risolto! Concluso! Andiamo a teatro! Leda! Giorgia! a vestirsi e truccarsi! via! (A Giorgia) E te mettiti quell’ombretto da 15 euro e 50! (Leda e Giorgia escono. Oscar continua ad alta voce) E informate tutti quanti che in questa casa quando io decido di fare una cosa... la faccio! Capito? (Declama) Il resto è silenzio: (Uscendo) William Shakespeare, "Amleto" atto quinto, scena seconda. To’, beccatevi questa!

 

SIPARIO

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